questo non è un blog per tutti



ATTENZIONE: la lettura è vivamente sconsigliata a chi vuole continuare a fingere di non sapere


francesco scolamiero

francesco scolamiero

qui trovate la storia del mio licenziamento, i fatti e i retroscena che lo hanno determinato, gli attori principali e secondari, cosa fanno o non fanno, in questi casi, le autorità preposte, gli inquietanti sviluppi della vicenda.

Una cosetta non proprio edificante...

Perché lo faccio ?

Perché so che ci sono persone serie e oneste, che magari sanno e non hanno potuto dire,che magari si sentono isolati, che ogni giorno sopportano prevaricazioni e abusi, che sono stanchi ma non piegati, che credono nell'etica e nella professionalità, che non vivono solo per il lavoro ma vogliono lavorare, in una azienda sana, perché credono che un azienda sana produca benessere, insomma perché ancora vogliono credere che un'altra ... sia possibile.

Questo blog è dedicato a loro.

p.s.: i puntini nel mio caso si riferiscono alla Sogei - Anagrafe tributaria, società interamente pubblica del Ministero dell'Economia, ma quante altre realtà analoghe ci saranno?

La causa civile

11 luglio 2010.

Due anni fa, nel giro di qualche ora, venivo buttato fuori dall'azienda, senza tanti complimenti né alcuna spiegazione plausibile, anche se le motivazioni reali a me erano ben chiare.

Ho ancora nel cuore le dichiarazioni di stima comparse sul forum aziendale, i saluti affettuosi di molti, le lacrime di qualcuno. E' per questo che oggi mantengo l'impegno di informarvi e non lasciare che tutto passi sotto silenzio.

In questo periodo ho combattuto la mia battaglia legale - e per la legalità - senza grande successo, almeno per ora.

Nella sezione "Pagine", in alto a destra, trovate la documentazione del ricorso in sede civile che si è concluso a giugno con una transazione economica, corrispondente al massimo contrattualmente previsto per l'INGIUSTIFICATO LICENZIAMENTO (più spese legali).

Avrei voluto arrivare ad una conclusione diversa, ottenere una sentenza esemplare, non solo per me, ma la valutazione delle forze in campo e l'atteggiamento, diciamo così, estremamente prudente del giudice, mi hanno portato a considerare poco probabile un tale esito. Purtroppo in questo paese, oggi più che mai, la prepotenza e la sopraffazione hanno gioco facile contro chi crede nel diritto e nel rispetto delle regole.

Ho cercato anche, con determinazione, di trattare condizioni che mi consentissero di guadagnarmi quanto via via mi veniva offerto per chiudere il contenzioso (lavoro, anziché risarcimento economico), ma anche questa soluzione è risultata impraticabile. Evidentemente, per  la Sogei - Anagrafe Tributaria, Società per azioni interamente pubblica, non è di alcun interesse utilizzare in modo proficuo le ampie risorse economiche di cui dispone (nonostante la crisi), tanto paga pantalone.

Ma questa è solo una parte della storia che vi voglio raccontare.

Perché oltre alla causa civile ho ritenuto doveroso, innanzitutto come cittadino, segnalare con un esposto alle Autorità competenti, quanto a mia conoscenza circa gli illeciti comportamenti della Società in materia di appalti pubblici, fatti che sono poi alla base della mia estromissione dall'Azienda.

Sui contenuti dell'esposto e sugli esiti che sinora ha prodotto, potrò informarvi solo parzialmente perché si tratta di materia riservata, ma farò del mio meglio.

I vostri commenti saranno per me stimolo a proseguire.

Un caro saluto, francesco

L' esposto.

1° settembre 2010


Ad aprile 2009 ho trasmesso un dettagliato esposto alle Autorità competenti e agli Organismi statutari della Sogei, dove si descrivono in modo documentato ed incontrovertibile gli illeciti in materia di affidamento e gestione degli appalti per lavori e servizi impiantistici, compiuti quando Aldo Ricci era a capo della Società.

In estrema sintesi, nel periodo dicembre 2002 - giugno 2006, la Sogei, violando nella forma e nella sostanza le previsioni del Codice dei Contratti Pubblici, ha sistematicamente affidato ad uno stesso costruttore, spesso a trattativa privata, la maggior parte dei lavori e dei servizi di manutenzione degli immobili societari (per circa 15 milioni di Euro in tre anni).

Sarà un caso ma il costruttore di cui si tratta vanta fra i propri clienti di riferimento il Vaticano, i Beni Culturali, il Provveditorato ai Lavori Pubblici, cioè gli stessi soggetti che, unitamente alla Protezione civile, rappresentavano - secondo quanto emerso dalle recenti cronache - gli interlocutori di riferimento della così detta cricca.

A questo punto è necessario fare alcune precisazioni:

- Sogei, contrariamente alla Protezione civile, non gode di nessuna deroga nell’applicazione del Codice dei contratti pubblici;

- Aldo Ricci, fin dal 2002, aveva più volte richiesto alle autorità competenti un avallo ad operare in regime di secretazione degli appalti, senza peraltro riuscire ad ottenere un pronunciamento favorevole;

- anche nei casi in cui sarebbe consentita la trattativa privata, solo per comprovate ragioni di particolare urgenza o riservatezza, sono previste specifiche procedure, alle quali Sogei non si è mai attenuta.

Sogei, quindi, ha operato - e per quanto ne sappia continua ad operare - nell'ambito degli appalti di lavori pubblici, contravvenendo alle norme cui è soggetta e privilegiando uno specifico fornitore.

E quando il costruttore di riferimento incappa in quello che, con tutta evidenza, può considerarsi un incidente di percorso (cioè l’esclusione da una gara per un errore formale nelle presentazione dell’offerta), ancora prima che avvenga la stipula del contratto fra Sogei ed il concorrente involontariamente risultato vincente (oggi si direbbe a sua insaputa), si fa assegnare, occultamente (si fa per dire), il subappalto per l’intero ammontare dei lavori.

Emerge così che l’esito dell'appalto era predeterminato e che la ditta risultata inopinatamente vincente aveva partecipato al confronto concorrenziale solo per dare un aiuto al costruttore amico, in Sogei monopolista di fatto.

Secondo le esatte parole del responsabile della Società aggiudicataria (emendamento D’Addario permettendo): “c’erano condizioni al contorno che erano diverse, evidentemente … non so per quale motivo questa cosa è capitata addosso a me … una cosa so, mi sono solo prestato a un aiuto, perché questo era … oltretutto qui la situazione era diversa, credo … queste cose fra noi si fanno … evidentemente è stato un eccesso di sicurezza … è difficile quando uno c’ha, tra virgolette, il potere in mano, poi saperlo gestire quando gli passa, gli sfugge, … è quando uno può fare quello che gli pare che deve fare le cose in una certa maniera …” !

Nella vicenda si configurano, quindi, almeno due reati gravi: il subappalto non autorizzato e la turbativa d’asta.

Ciò emerge anche dalle relazioni sulla vicenda prodotte dall'Internal auditing durante la gestione Zappalà dove, seppure con qualche eccessiva prudenza ed omissione, viene confermata la dinamica degli eventi. Ne seguono quindi contestazioni formali alla ditta aggiudicataria ed al direttore lavori che però riescono a temporeggiare, fino al cambio di vertice del 2008.

Dei reati segnalati, però, Sogei, l’Anagrafe tributaria, nel nuovo assetto di vertice, non si cura.

Anzi, con il ritorno di Aldo Ricci, si copre con determinazione l’accaduto, si eliminano tutti i testimoni scomodi e, dopo due anni dalla fine dei lavori, come se nulla fosse, si trova anche il modo per pagare il saldo dei lavori alla ditta aggiudicataria (quella che aveva vinto l'appalto per sbaglio) che naturalmente girerà l’incasso al costruttore-amico, effettivo esecutore occulto dell’appalto.

Ma quali esiti ha avuto l’esposto ?

Il seguito nel prossimo post.

Ben tornati.

Il così detto organismo di vigilanza

15 settembre 2010

Dicevamo, ... che fine ha fatto l'esposto ?


Cominciamo dalla Sogei e dal suo mitico organismo di vigilanza (di seguito o.d.v.).

In effetti l'esposto è stato indirizzato oltre che alle Autorità competenti agli organi statutari della Sogei (incurabile il mio rispetto per le istituzioni): al presidente della Società, al presidente del collegio sindacale, all' organismo di vigilanza.

Nessuna risposta.

Ma, nell'ombra, l'o.d.v. viene prontamente attivato per dare luogo all’ennesima, vergognosa, e forse più grave azione di copertura.

Prima di entrare nel merito vale la pena di soffermarsi un attimo sul ruolo dell'organismo di vigilanza.

L'o.d.v. è innanzitutto l'organo istituito al fine di tutelare la Società da comportamenti illeciti dei propri amministratori, dipendenti, prestatori d'opera, ecc (D.Lgs. 231/2001). Suo compito è accertare le violazioni dei doveri previsti dal Codice Etico che, se non l'avete mai letto, trovate al link codice etico. Da non perdere il paragrafo 7.2) dove si enunciano le linee guida da seguire nei rapporti con i fornitori.

In effetti pure i fornitori sono espressamente soggetti alle prescrizioni del Codice Etico, ed in caso di accertamento di comportamenti difformi è prevista la risoluzione dei contratti in essere con gli stessi e la facoltà della Società di richiedere il risarcimento dei danni verificatisi in conseguenza delle violazioni.

Dunque, a fronte di un esposto dettagliato e puntualmente documentato, dove anche si prefigurano reati penali, quantomeno da parte dei fornitori, ci sarebbe da aspettarsi da parte dell'o.d.v. un serio intervento di censura, l'avvio di una approfondita indagine, magari una segnalazione all'Autorità giudiziaria. Perché altrimenti l'Organismo di controllo viene meno al suo mandato, non tutela la Società, la rende corresponsabile degli illeciti, la espone ad una possibile azione amministrativa per danno erariale.

E poi non c'è mica solo il mio esposto !

Ci sono anche le due relazioni dell'Internal auditing (una a firma di C. Cammino e una a firma di M. Brindisi) che, seppure con eccessiva prudenza - e diverse omissioni - nella sostanza confermano l'accaduto.

Inoltre, come molti sapranno, a fine 2006 si è svolta, su impulso del MEF-DPF, una due diligence le cui conclusioni hanno delineato un quadro di gravi irregolarità nella gestione degli appalti da parte della Sogei nel periodo 2004 - giugno 2006.

I risultati della due diligence sono richiamati nella relazione della Corte dei Conti del 2009 che censura l'operato della Sogei negli anni in questione, così concludendo:

" la Corte deve rilevare, alla luce dei risultati della due diligence condotta dalla stessa SOGEI, che la gestione del sistema contrattuale, nel periodo considerato (2004 – giugno 2006), presenta indubbiamente molteplici criticità e mostra talora insufficiente adeguamento, sostanziale se non formale, alle normative nazionale e comunitaria in materia ed ai principi di trasparenza delle procedure e di tutela della concorrenza fra tutti gli operatori del mercato, cui tali normative sono informate" (Relazione in versione integrale al link relazione CdC - delibera 17/2009, in versione più sintetica, per estratto, nella sezione Pagine del blog, in alto a destra).

In questa situazione come può l'o.d.v. fare finta di niente ?

Ma in Sogei tutto è possibile. Siamo a giugno 2009, quindi in pieno regno di Aldo Ricci II, a pochi mesi dalla sua terza cacciata da Sogei, e forse di ciò ne ha già il sentore.

L’esposto è stato indirizzato separatamente e quindi i diversi destinatari non sanno a chi altri sia stato trasmesso. Forse per la prima volta serpeggia una certa preoccupazione. Poi è in corso la causa civile ed una smentita dei contenuti dell’esposto - richiamati nelle linee generali anche in quella sede - può comunque tornare utile.

Peraltro, come accennato, la catena di comando che controlla i lavori pubblici della Sogei è stata integralmente ripristinata ed anche l'allora responsabile dell’Internal auditing, C. Cammino, è rientrato ed è stato ricollocato al suo posto (nonostante il ricco incentivo all'esodo, gentilmente concesso a chi aveva già da tempo maturato il trattamento pensionistico).

Ci sono quindi tutte le condizioni per agire indisturbati.

Il Presidente dell'o.d.v.incarica allora Cammino, nelle vesti di attuale responsabile dell’Internal auditing (ma è anche uno dei tre membri dell'o.d.v.) di predisporre una relazione sulle questioni riportate nell’esposto. Naturalmente né l'o.d.v., né l'internal auditing sentono l'esigenza di convocarmi per appurare i fatti, pure essendo espressamente una loro prevista facoltà.

Il 16 giugno 2009 l’o.d.v. si riunisce per esaminare la relazione dell’internal auditing. Ho modo di visionare ed acquisire il verbale della riunione perché viene imprudentemente depositato in sede di causa civile.

Alla riunione partecipano il presidente dell'o.d.v Tamborrino ed il membro, nonché responsabile dell'internal auidting, nonché relatore Cammino.

Il terzo membro dell'o.d.v., Simeone, è assente per asseriti precedenti impegni di lavoro. Non improvvisi ma precedenti impegni di lavoro ! Curioso che non si potesse convocare la riunione in un momento in cui fosse presente anche lui, non erano mica in tanti (sarebbe interessante sapere se Simeone poi è stato almeno informato, e soprattutto che ne pensa. non sfuggirà ai malpensanti che Simeone è, all'epoca dei fatti, amministratore delegato di Geoweb, nel cui consiglio d'amministrazione siede proprio Aldo Ricci).

Ancora un breve inciso. Il neo nominato presidente dell'o.d.v è stato per anni membro del collegio sindacale ed è quindi perfettamente al corrente dei risultati della due diligence di cui abbiamo detto. Infine Cammino è persona che conosce bene, per avermene parlato in confidenza, in tempi precedenti, durante la prima stesura della relazione dell'internal auditing, i rapporti privilegiati di cui gode il fornitore in azienda.

Quindi, come si dice, Tamborrino e Cammino se la suonano e se la cantano.

La presentazione della relazione da parte di Cammino, così come riportata nel verbale, è una sfrontata sequela di omissioni, argomentazioni fuorvianti, falsi veri e propri, che rivelano in modo plateale, se ancora ce ne fosse bisogno, la volontà di coprire le irregolarità gestionali, le violazioni del Codice degli appalti, i reati commessi dal fornitore di riferimento e dal suo entourage, le responsabilità della Società.

Non posso entrare nel dettaglio perché i contenuti sono all'attenzione dell'Autorità giudiziaria e mi limito perciò a raccontarvi le conclusioni.

Cammino così conclude la sua relazione: … evidenziando che gli approfondimenti svolti a seguito dell’esposto non hanno messo in luce fatti nuovi o elementi di criticità che non fossero già emersi in precedenti verifiche o nell’ambito della due diligence sul processo di acquisizione di beni e servizi.

Attenzione alle parole usate. Il furbetto non nega affatto, né potrebbe essere altrimenti, l’esistenza delle irregolarità, limitandosi a dichiarare che i fatti erano già noti all’Azienda.

Con tutta evidenza, il fatto che le questioni sollevate fossero già note all’Azienda - e venissero ulteriormente segnalate da un dirigente che dichiarava di essere stato licenziato proprio per motivi di copertura degli illeciti – avrebbe dovuto costituire un aggravante, un segnale di allarme per l’o.d.v. Qui, invece, l'argomentazione viene assunta come una sorta di giustificazione.

Sorprendenti sono poi le conclusioni esposte dal Presidente quando afferma che: le segnalazioni contenute nell’esposto del dott. Scolamiero, alla luce anche degli approfondimenti svolti, non evidenziano profili di illiceità nei comportamenti tenuti dalla Società, in particolare per quanto concerne i reati previsti dal D. Lgs. 231/2001 di specifico interesse dell’Organismo di Vigilanza.

L’esposto non evidenzierebbe profili di illiceità ? Come se la reiterata violazione delle disposizioni del Codice dei Contratti Pubblici non costituisse almeno motivo di preoccupazione, motivo di sensibilizzazione al vertice aziendale cui il Verbale è destinato. E non è questa materia rientrante nelle competenze proprie dell’o.d.v., quanto meno perché trattasi di comportamenti contrari alle prescrizioni del Codice Etico ?

E così continua: Anche le possibili anomalie o irregolarità di tipo amministrativo che vengono esposte non risultano tali da aver generato concreti danni al patrimonio aziendale in quanto tutte le opere effettuate sono state portate a termine e collaudate, nonché utilizzate correttamente dall’Azienda.

Cioè, l’affidamento e la conduzione di appalti pubblici, con modalità in contrasto alla normativa vigente, viene derubricata a “possibili anomalie o irregolarità amministrative”, che quindi vengono ammesse, diventano giustificate per il solo fatto che le opere realizzate sono poi state utilizzate dal Committente. Sull’esistenza dei collaudi per tutte le opere realizzate ho poi forti dubbi, avendo dovuto sollecitare, nel periodo del mio incarico, per diverse opere già concluse da tempo, la consegna della documentazione necessaria ai collaudi, senza successo.

Infine il Presidente conclude: sottolineando che i comportamenti segnalati sono in continuità con le modalità operative adottate dalla Società, anche in tempi antecedenti e successivi al periodo temporale oggetto di analisi.

Questo passaggio è davvero sbalorditivo ! Premesso che “in tempi antecedenti” la Società non era soggetta al Codice dei Contratti Pubblici in quanto divenuta di proprietà pubblica solo nel 2002, in sostanza si afferma che la Società ha sempre operato ed opera tuttora in modo difforme dalla legge e ciò, per l’organismo di vigilanza, giustificherebbe i comportamenti dell’Azienda !

Ogni altro commento mi appare superfluo.

Questo è l’ultimo atto del regno di Aldo Ricci II. A ottobre 2009 subentra infatti l’avv. Marco Bonamico. Come vedremo in seguito, dalla padella alla brace.

In conclusione, solo un suggerimento: non date retta al codice etico, non segnalate alcunché all'organismo di vigilanza o all'Internal auditing, rischiate di brutto …

A presto.

Dalla padella alla brace

4 ottobre 2010


A questo punto lo scenario si fa davvero inquietante.

In effetti, forse ingenuamente, avevo ritenuto che quanto accaduto, fosse imputabile ad una combriccola ristretta, questioni gravi ma circoscritte, e che l’improvvisa uscita di Aldo Ricci fosse il presupposto per una normalizzazione della situazione.

Tutt'altro. Dopo il cambio di vertice il rapporto fra Sogei ed il costruttore-amico, non solo non cessa ma anzi si intensifica, diviene, come dire, più fluido.

Ed altri eventi fanno ipotizzare un fatto ancor più grave: il diretto coinvolgimento del Ministero dell’Economia, attraverso le strutture che controllano Sogei, nelle vicende di cui si tratta.

Procediamo con ordine.

Nel mese di febbraio ho informalmente indicazione che il nuovo Amministratore delegato intende trovare un accordo per chiudere la causa civile ed è disponibile ad incontrarmi. Fisso quindi un appuntamento.

Devo dire che Marco Bonamico è stato con me assolutamente cortese, direi partecipe e, almeno così mi è sembrato, seriamente intenzionato a trovare una soluzione per me soddisfacente.

Ma una cosa sono le intenzioni della persona, altra cosa sono i fatti che si sono verificati e le responsabilità che attengono al ruolo rivestito.

Senza entrare nel dettaglio dei diversi colloqui avuti, quando tutto sembra volgere per il meglio, ovvero si stava concretizzando un mio reimpiego in azienda, con la forma del distacco presso un cliente, inaspettatamente, mi viene detto che la soluzione individuata non risultava più praticabile. Non per difficoltà organizzative o valutazioni professionali, ma per una precisa ed intransigente opposizione del Dipartimento (quasi una citazione Kafkiana) ad un mio rientro in Sogei. Preclusione di natura personale, mi viene spiegato, riferibile proprio al fatto che io avessi presentato l'esposto.

Devo a questo punto svolgere due importanti considerazioni:

- Il mio reinserimento in azienda, per altro senza oneri economici aggiuntivi per la Sogei, non avrebbe certo costituito un'anomalia rispetto ai precedenti comportamenti dell’azienda (come sapete altri dirigenti - profumatamente liquidati - sono tranquillamente rientrati in azienda, e proprio nelle stesse posizioni di vertice che prima occupavano);

- la posizione pregiudiziale al mio reinserimento, espressa dal non meglio specificato interlocutore del Dipartimento, è invece del tutto inusuale, incongrua per chi detiene la proprietà della Società, che anzi, a fronte di una puntuale segnalazione di illeciti comportamenti della controllata pubblica, tanto più perché si profila un’azione giudiziaria, dovrebbe tutelarsi, approfondire, eventualmente agire come parte lesa.

Quale altra motivazione spinge allora il Dipartimento ad ostacolare il rientro in Sogei di un dirigente che, per dovere contrattuale, aderendo alle prescrizioni del codice etico, nonché per deontologia professionale, ha segnalato, innanzitutto agli organi statutari della Società, le gravi irregolarità di cui è venuto a conoscenza per ragioni di servizio ? A voi la risposta.

E intanto cosa succede al fornitore-amico che, almeno per prudenza, dovrebbe essere tenuto a distanza, o almeno sotto speciale sorveglianza ? Va tutto a gonfie vele, non solo proseguono le proroghe e gli affidamenti, ma addirittura gli viene assunto in Sogei un parente stretto, molto stretto. Sarà un caso ma nello stesso periodo viene assunto un altro parente stretto, molto stretto, di un primario cliente del fornitore.

Cioè, qui, il paradigma è addirittura capovolto. Non è l’imprenditore ad assumere i parenti di chi potrebbe favorire le sue attività, ma è addirittura il committente - pubblico - che assume, per compiacere il fornitore-amico. E in cambio di cosa ?

Sulla base di questi ultimi eventi, nel mese di maggio, trasmetto alle Autorità preposte un'integrazione al primo esposto, rappresentando i fatti ulteriori che evidenziano la continuità, anzi l’intensificazione dei rapporti con il fornitore abituale, anche dopo la sostituzione di Aldo Ricci.

Ancora una volta tutto tace. Almeno per ora.

4-bis, comma ad aziendam

23 ottobre 2010

Immagino che non tutti conoscano la normativa sui contratti pubblici (in definitiva anche io non è che ne sapessi molto), ma questa cosa qui credo che la possano capire tutti.

Semplificando, in base al Codice dei Contratti Pubblici, tutte le Pubbliche Amministrazioni e le Società controllate (tipo Sogei, per capirci), sono tenute ad acquisire lavori, servizi e forniture (i così detti appalti) attraverso gare pubbliche, con modalità prestabilite, più o meno stringenti in funzione della tipologia di fornitura e del valore dell'appalto.

Questo perché le Pubbliche Amministrazioni e le Società controllate mica pagano di tasca loro, ma con i nostri soldi. Cioè l'idea alla base del Codice dei Contratti Pubblici è che un mercato "trasparente" consenta di ottenere servizi e forniture ad un prezzo equo, incentivando d'altro lato una sana competizione fra i fornitori.

Da quanto ho scritto prima avrete ormai capito che la gestione degli appalti in Sogei non è stata sempre un esempio di cristallinità.

Sapete anche, forse, che nel luglio 2009, con il Decreto anticrisi (DL 1° luglio 2009, n. 78), si sono posti i presupposti per rinnovare, dopo solo un anno, il CdA Sogei, con l'effetto sostanziale - e direi unico - di mandare a casa Aldo Ricci e di sostituirlo con Marco Bonamico.

Ma la cosa straordinaria è che nella legge di conversione di quel D.L. (Legge 3 agosto 2009, n. 102), viene introdotto un piccolo, piccolissimo, comma, nell' Art. 4 che tratta delle Misure urgenti per le reti di energia, il comma 4 bis che così recita:

4-bis. All'articolo 17 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, al comma 1, dopo le parole: « nonché' dell'amministrazione della giustizia » sono inserite le seguenti: « e dell'amministrazione finanziaria relativamente alla gestione del sistema informativo della fiscalità».

Voi direte: e che significa ? e che c'azzecca con le reti di energia ? Proprio niente.
Oppure direte: e perché non è stato inserito nell' articolo che tratta della Sogei, o in quello dove vengono inserite altre modifiche al Codice degli appalti ? Forse perché sarebbe stato troppo evidente ? Forse perché avrebbe sollevato qualche perplessità ?

Comunque, l'unica cosa certa è che, con la Legge di conversione del D.L. 78, si introduce una modifica all'Art 17 del Codice dei Contratti Pubblici che dà al Ministero dell'economia la facoltà di secretare gli appalti per il Sistema informativo della Fiscalità (cioè gli appalti di Sogei). Così, post-modifica, l'art 17 diventa:

Art.17 (Contratti segretati o che esigono particolari misure di sicurezza)
1. Le opere, i servizi e le forniture destinati ad attività della Banca d’Italia, delle forze armate o dei corpi di polizia per la difesa della Nazione o per i compiti di istituto nonchè dell'amministrazione della giustizia e dell'amministrazione finanziaria relativamente alla gestione del sistema informativo della fiscalità o ad attività degli enti aggiudicatori di cui alla parte III, nei casi in cui sono richieste misure speciali di sicurezza o di segretezza in conformità a disposizioni legislative, regolamentari e amministrative vigenti o quando lo esiga la protezione degli interessi essenziali della sicurezza dello Stato, possono essere eseguiti in deroga alle disposizioni relative alla pubblicità delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, nel rispetto delle previsioni del presente articolo.

Si potrebbe qui aprire un ampio dibattito sull'opportunità o meno di secretare alcuni appalti della Sogei (se volete fatelo pure nei commenti), per quanto mi riguarda svolgo solo due considerazioni:

- con tutta evidenza, le componenti sensibili del Sistema informativo della fiscalità, sono le banche dati, forse le procedure di interrogazione/accertamento, i sistemi di autentificazione/accreditamento al sistema, ecc… non certo la normale manutenzione degli immobili. Ciò che a mio avviso è sorprendente è che, mentre per le esternalizzazioni del software, la manutenzione dei data base e delle apparecchiature informatiche non si sia mai sentita l'esigenza di ricorrere alla secretazione degli affidamenti (almeno per quanto ne sappia io), ciò sia diventato essenziale per i lavori edili-impiantistici che, con tutta evidenza, non costituiscono il cuore del "Sistema informativo della fiscalità";

- Sogei opera da oltre 30 anni con una identica missione e, sino ad agosto 2009, mai si era ritenuto opportuno che la Società gestisse gli appalti in regime di secretazione, nonostante diversi tentativi in tal senso attuati durante la prima gestione di Aldo Ricci (2002-2004). Peraltro, come noto, Sogei è stata per circa 10 anni, una Società del gruppo Telecom, cioè una Società privata, senza che questo determinasse alcun problema di protezione degli interessi essenziali della sicurezza dello Stato !

In conclusione, ad agosto 2009, una scaltra manina, riesce a fare quello che ad Aldo Ricci non era mai riuscito, ottenere una copertura normativa per affidare gli appalti della Sogei in regime di secretazione.

Sarà interessante appurare a quali appalti è stata o verrà applicata la secretazione. Non vorrei che il principale beneficiario (il così detto utilizzatore finale) alla fine sia il solito fornitore-amico, naturalmente dotato di nulla osta di sicurezza e quindi abilitato a partecipare alle gare secretate. Vedremo.